Giovane detenuto di Marassi tenta il suicidio, salvato dalla Polizia Penitenziaria

È successo ieri, nel primo pomeriggio, nel carcere Genovese. Il ragazzo, che ha 22 anni è stato soccorso appena in tempo. I sindacati Sappe e Uilpa denunciano le gravi carenze del sistema carcerario

Ha tentato di impiccarsi in cella, ma il pronto intervento dei poliziotti intervenuti è stato determinante per salvarlo. Protagonista un detenuto ristretto nella Casa circondariale di Marassi, a Genova, come riferiscono Vincenzo Tristaino, segretario per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria e Fabio Pagani, segretario regionale della Uilpa Polizia Penitenziaria.

«L’uomo è stato salvato in extremis da un tentativo di impiccamento. Solamente grazie al pronto intervento della sorveglianza generale e del poco personale in servizio – di notte la maggior parte delle sezioni sono accorpate e gli agenti sono costretti a fare due/tre posti di servizio – si è riusciti a salvargli la vita» dice Tristaino.
«Il detenuto ha tentato suicidio tramite impiccagione , salvato grazie all’intervento tempestivo della Polizia penitenziaria, che in tempo è riuscita a staccarlo dal cappio legato alle grate della finestra adagiandolo sul pavimento – spiega Pagani -. Trasportato con urgenza al Pronto Soccorso cittadino di Genova. Intanto apprendiamo dell’ennesima morte in carcere a Pavia, dove un detenuto di anni 20 è riuscito a togliersi la vita. Sale così a 50 la tragica conta dei detenuti che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno, cui aggiungere 5 appartenenti alla Polizia penitenziaria. Evidentemente, la carneficina non si ferma».
Torniamo a denunciare ancora una volta la mancanza di operatori sanitari, psicologici e psichiatrici e ribadiamo la necessità di concorsi regionali e assunzioni di personale sanitario da destinare alle carceri liguri» dice il sindacato Sappe. Per il segretario generale Donato Capece, «questa è la Polizia Penitenziaria, pronta ad agire con gli altri operatori e con gli stessi detenuti per tutelare la vita dei ristretti. Il dato oggettivo è che la scelta di togliersi la vita è sicuramente originata da uno stato psicologico di disagio. È un dato oggettivo che chi è finito nelle maglie della devianza spesse volte è portatore di problematiche personali sociali e familiari. L’ennesimo tentato suicidio di una persona detenuta, sventato in tempo dalla professionalità ed attenzione dei poliziotti, dimostra come i problemi sociali e umani permangono, eccome, nei penitenziari. E si consideri che negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 23mila tentati suicidi ed impedito che quasi 175mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze».
«Mentre il governo, dopo annunci e smentite ha varato il decreto “carcere sicuro” – denuncia Pagani della Uilpa -, è palese che di sicuro c’è solo che non funzionerà. Serve a poco e in qualche caso procurerà ulteriori effetti negativi. Pensiamo, per esempio, alla riduzione a 60 giorni effettivi del corso di formazione per gli agenti di polizia penitenziaria, quando il Corpo necessiterebbe di una maggiore professionalizzazione anche di natura specialistica”. 14.500 detenuti oltre la capienza effettiva, 18mila unità mancanti alla polizia penitenziaria, gravissime carenze nell’assistenza sanitaria e psichiatrica, strutture fatiscenti e disorganizzazione imperante costituiscono un incendio di vastissime proporzioni in atto nelle carceri e l’esecutivo pensa di spegnerlo con un bicchiere d’acqua. Ben presto, temiamo, gli effetti saranno ancora più disastrosi e allora sarà ancora più complesso intervenire con efficacia. La premier, Giorgia Meloni, e il ministro della giustizia, Carlo Nordio, ci ripensino e diano un vero peso specifico al provvedimento varato implementandolo con misure davvero incisive e a carattere immediato. Siamo già fuori tempo massimo».


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